CASO LUCHSINGER Sospendono l’udienza dopo che la Procura ha ammesso la perdita di una prova chiave per la formattazione di un computer

Nonostante gli avvocati difensori abbiano richiesto l’archiviazione temporanea della causa, il Tribunale di Garanzia ha concesso dieci giorni al Pubblico Ministero per incontrare e presentare la prova.

Dopo la sospensione di due mesi, oggi si sarebbe dovuta svolgere la già posticipata udienza preparatoria del giudizio nel caso Luchsinger Mackay, dove undici persone accusate con la Legge Antiterrorista di incendio rimangono da ormai un anno incriminate. Tuttavia, e nonostante la data prevista fosse lunedì 27 marzo, l’udienza è durata solo un’ora e mezza per aggiornarsi, questa volta in un lasso di dieci giorni. Il motivo è che la Procura ha riconosciuto di non avere una prova chiave.

Si tratta di una dichiarazione di polizia realizzata il giorno della vicenda, il 4 gennaio 2013 che si contrappone a quanto dichiarato dal testimone ed incriminato José Peralino Huinca, la cui prima testimonianza incolpava gli altri dieci imputati nella causa. Questo poiché la dichiarazione di uno dei poliziotti che fermò Celestino Córdova nelle vicinanze della Granja Lumahue la notte in cui morirono Werner Luchsinger e Vivianne Mackay, segnalava che era stata vista una sola camionetta bianca – Peralino dichiarò tre – e che di ciò era stata informata la Centrale di Comunicazione dei Carabineros (Cenco).

Come dichiarato dalla Procura, la perdita di questa prova si deve ad una “formattazione” dei computer negli uffici della polizia. Nonostante gli avvocati difensori abbiano richiesto l’archiviazione temporanea della causa, il Tribunale di Garanzia ha concesso dieci giorni al Pubblico Ministero per incontrare e presentaree detta prova.

“Come difesa ci sembra di una gravità assoluta che ad un anno dalla formalizzazione dell’accusa ai nostri rappresentati ed in prigione preventiva ci venga detto che una prova chiave nel caso si sarebbe persa a causa di un’ipotetica formattazione dei computer”, ha dichiarato l’avvocata di José Tralcal, Karina Riquelme.

A inoltre sostenuto che, legalmente, la Procura ha l’obbligo di proteggere le prove ed ha criticato che le conseguenze che potrebbero avere questa perdita “colpiscono tanto le vittime come gli accusati, la persecuzione del delitto si vede danneggiata così come la possibilità di difendersi adeguatamente”.

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