Le montature e il caso del machi Celestino Córdova

“Il machi Celestino Córdova in sciopero della fame è vittima anche di montatura” da un’intervista con Jorge Guzmán Tapia, avvocato difensore del Machi Celestino Córdova Tránsito.

Condividiamo l’intervista realizzata dal giornalista Andrés Figueroa Cornejo.

Celestino Córdova ha sempre sostenuto di essere vittima di una montatura portata avanti dall’Unità di Intelligence dei Servizi Speciali dei Carabinieri, la stessa che la Procura Nazionale ha recentemente accusato di creare una montatura nell’ “Operazione Uragano” per il caso Iglesias. La differenza sta nel fatto che nella seconda situazione, le accuse nei confronti dei comunardi imputati sono state archiviate e il Pubblico Ministero ha cambiato l’accusa e l’ha rivolta contro l’Unità di Intelligence dei Servizi Speciali dei Carabinieri. Celestino non ha avuto la stessa fortuna. E, dato che non ha commesso nessun reato, ha intrapreso ormai 15 giorni fa lo sciopero della fame liquida”, ha aggiunto Jorge Guzmán Tapia, avvocato difensore del machi Celestino Córdova, condannato nel caso Luchsinger-Mackay per la morte dell’imprenditore Werner Luchsinger e Vivianne Mackay.

Celestino venne accusato di ‘incendio con risultato di morte in un atto terrorista’ nel 2013 e fino ad oggi si dichiara innocente. Convinto della propria innocenza, il rappresentante legale del Machi e il suo team, lottano per riaprire il caso.

Chi è Cestino Córdova?

“Il Machi Celestino Córdova è un’autorità spirituale del popolo mapuche, in particolare della comunità di Yeupeko nella regione dell’Araucanía, comune Padre Las Casas. Ha 30 anni ed è padre di quattro bambini.

È stato accusato nel 2013 dell’uccisione di due latifondisti della zona, Werner Luchsinger e Vivianne Mackay, un fatto che ha commosso la popolazione a livello nazionale. Si è trattato di un caso di incendio molto seguito dai mezzi di comunicazione tradizionali. Celestino venne arrestato lo stesso giorno degli avvenimenti del 4 gennaio 2013. Lui era stato sparato nei dintorno del posto. Allora i media ipotizzarono che l’incendio si sarebbe prodotto per una questione di recupero territoriale mapuche”.

Cosa ha caratterizzato il processo contro il Machi?

“Il processo contro Celestino Córdova ha avuto una connotazione politica ben definita, l’amministrazione dello Stato in quel periodo era nelle mani di Sebastián Piñera, quindi il governo ne approfittò per sostenere la propria tesi riguardo l’esistenza del “terrorismo” nella regione. Secondo le autorità di allora, avevano finalmente preso una persona che potevano accusare di essere “terrorista”. Finalmente hanno potuto, di fatto, condannare Celestino con quel titolo per imporre il loro scopo di criminalizzare il mondo mapuche davanti all’opinione pubblica. Ciò ha favorito l’inasprimento della militarizzazione dell’Araucanía, la persecuzione criminale, l’assegnamento di fondi pubblici ai servizi di Intelligence con lo scopo di smantellare qualsiasi tipo di dissidenza nei confronti del potere costituito. Sono misure simili a quelle che usarono i governi durante gli anni ‘90 del XX’ secolo attraverso l’Agencia Nacional de Inteligencia (ANI), come aveva a sua volta fatto la dittatura civico-militare con la propria Centrale Nazionae di Intelligence (CNI) e la sua predecessora Direzione di Intelligence Nazionale (DINA).

Che conseguenze ha avuto il caso?

“Celestino Córdova e il caso Luchsinger-Mackay si sono trasformati nel trampolino che la destra più dura ha usato per rafforzare le politiche di criminalizzazione del popolo mapuche, che stava acquisendo una notevole intensità già dal 2005 con la persecuzione della Coordinadora Arauco Malleco, CAM”.

Celestino è stato l’unico arrestato?

“Dopo l’incendio ci sono stati molti arresti nelle zone di Temuco, Vilcún e nel comune di Padre Las Casas. Fra questi il Machi Francisco Linconao, fratello di Celestino Córdova (José, che rimane comunque imputato nel caso), e altre persone che sono state man mano rilasciate. Alla fine Celestino è stato l’unico condannato, a 18 anni di carcere, una delle pene più alte corrispondente alla carcerazione massima nel grado massimo, pena direttamente inferiore alla carcerazione perpetua. L’accusa per cui è stato condannato è “incendio con risultato di morte in un atto terrorista”. Celestino ha già scontato 5 anni di prigione.

Fra le persone allora detenute, alcune sono state assalite ripetutamente per convincerle a testimoniare in qualità di “testimoni protetti”. La maggior parte non si è prestata al gioco della montatura. Una delle persone che ha sopportato questaa pressione fino ad oggi è José Peralino Hinca”.

Le motivazioni della difesa: una pallottola speculativa

Quali sono le basi della difesa del Machi?

Dopo il processo del 2013, Celestino dichiarò, davanti al Ministero, ai medi e attraverso comunicati a titolo personale, la propria versione dei fatti. Qual è la sua versione? Che lui, per via di fatti accidentali e fortuiti, si trovava nelle vicinanze del posto degli avvenimenti per cui è stato accusato con queste dure pene. Celestino era un vicino della zona e in quel momento stava realizzando attività tradizionali proprie della sua condizione di Machi del popolo mapuche, nelle vicinanze del monte Rahue. In quel contesto, i carabinieri stavano inseguendo coloro che avevano commesso l’incendio mentre Celestino ricevette il colpo di una pallottola, il che ha permesso che venisse fermato dagli uomini in divisa.

In altre parole, se la pallottola avesso colpito chiunque altro si trovasse al posto di Celestino, quella persona oggi sarebbe prigioniera…

“In realtà è stata una situazione sfortunata e rischiosa… Si sta parlando di un uomo innocente che in quel momento si trovava nel peggiore posto possibile”.

-¿Dónde le impactó la bala?

Dove è stato colpito dalla pallottola?

“Nel torace. Secondo i referti medici non ha avuto ferite gravi. Si tratta di una pallottola significativa. Celestinio è stato sottoposto all’analisi delle sue ferite e della pallottola che l’ha colpito. Era una pallottola ricoperta di un materiale cuprico, di rame. Successivamente, al processo, sono state analizzate le pallottole di colui che in teoria le avrebbe dovuto sparare, in questo caso il signore Luchsinger. Lui si sarebbe difeso dall’attacco incendiario sparando. Ma succedeva che il signore Luchsinger possedeva soltanto pallottole ricoperte di nichel e non rame. Allora sorse la questione illogica di come una persona che ha usato un proiettile di tipo “A” abbia raggiunto il torace di Celestino con una pallottola di tipo “Z”. Questo dubbio essenziale non è mai stato delucidato durante il processo”.

In che modo una simile evidenza è stata aggirata?

“Le circostanze legale e le tecniche giuridiche hanno permesso che questo dubbio strategico fosse schivata dai tribunali attraverso “il sospetto”. Ovvero, la giustizia ha riconosciuto che la pallottola non corrispondeva a quella ricevuta da Celestino, ma ha sostenuto che “forse non è che il signore Luchsinger avesse altri tipi di pallottola”, che non sono mai state trovate e che nessuno ha mai visto ma che, secondo i tribunali, avrebbero potuto produrre il danno. Di fatto sole speculazioni. Col tempo e con la somma di denunce e processi, questa ipotesi si è man mano smentita da sola. Secondo i figli del signore Luchsinger, lui non ha mai avuto altri tipi di pallottole oltre a quelle col nichel, mai quelle con rame. Allora come si sostiene che Celestino è stato colpito da una pallottola del signor Luchsinger se il materiale del proiettile con coincide affatto?”.

Cosa si dice rispetto al calibro del proiettile?

“La Procura non ha neanche mai potuto determinare il calibro del proiettile. Hanno fatto un calcolo approssimativamente per un calibro 7,75; tuttavia, potrebbe essere anche stato di calibro 9 o anche un altro. L’approssimazione è stata calcolta in base alla ferita di Celestino, senz’altre prove che un’interpretazione manipolata dalla Procura. A conti fatti, il fatto principale che sostiene le accuse contro il Machi è basato su pure invenzioni”.

Gli interessi politici ed economici

Chi sono i Luchsinger?

“La famiglia Luchsinger è una delle più potenti della regione dell’Araucanía, e nello specifico nel settore dove è accaduto l’incidente. Sono di origine svizzera e si è stabilita nel posto durante il periodo chiamato con cinismo dalla storiografia ufficiale come “Pacificazione dell’Araucanía” (ultimi trent’anni del XIX’ secolo), che si trattò della consegna di capitali da parte dello Stato cileno a europei bianchi per popolare terre non coltivate. Tuttavia, il territorio assegnato non era incoltivato: vi vivevano e lavoravano delle comunità native che furono semplicemente trucidate dall’esercito cileno. Attualmente i Luchsinger si dedicano all’agroindustria per l’esportazione e sono grandi capitalisti della zona.

La famiglia Luchsinger, in termini generali, è molto conosciuta nella provincia di Cautín, in particolare dove si trova il Lof Yeupeko. Proprio Jorge Luchsinger Villiger è stato una delle icone del processo di rivendicazione territoriale mapuche da inizi del XIX’ secolo perché era proprietario di un fondo molto importante chiamato Santa Margarita che venne venduto. Jorge Luchsinger Villiger aveva legami politici che concordarono che questo processo fosse elaborato a partire dalla paura e il terrore, costruendo l’idea che nell’Araucanía esisteva il “terrorismo”. Ma questo concetto è stato costruito e contradice tutto il contenuto dei trattati internazionali, ad esempio il Convegno 169 che fa riferimento al diritto dei popoli indigeni di esercitare autonomia e sovranità e a recuperare i territori ancestrali. Recuperare il proprio non è mai “terrorismo”.

Che interessi nasconde la condanna del Machi?

La punizione legale contro Celestino, allo stesso modo che in molti altri processi, non ha niente a che fare con i fatti contestati, bensì hanno l’obiettivo politico di distruggere la lotta mapuche, l’autonomia e il recupero territoriale che nel suo sviluppo si scontra con gli interessi estrattivisti e i rapporti capitalisti che pretendono di imporsi nella regione attraverso l’industria forestale, energetica ed agroindustriale”.

Che rilevanza ha il fatto che Celestino sia un Machi?

“Celestino, nonostante la sua innocenza, ha assunto la condannata inflitta dallo Stato cileno come parte della persecuzione politica non più personale ma contro tutto un popolo. Quindi, dato che lui è un Machi, un’autorità spirituale mapuche, ha delle responsabilità con la sua comunità in campo spirituale e risanatore di carattere permanente. La cultura mapuche non fa distinzione fra la materia e lo spirito. Entrambe le dimensioni le concepisce con un’unità totalizzante. Quella cosmogonia, incompresa dalla visione del mondo occidentale, si esprime nella connessione diretta con il suo Rehue, il suo altare sacro. Quel vincolo è così profondo con il Machi che se uno di loro manca e non si rattifica costantemente, si produce un disequilibrio catastrofico che può provocare danni severi tanto al Machi come alla sua comunità. Nel caso questo rapporto diretto con l’altare sacro non si materializzasse, il Machi o i suoi cari più vicini potrebbero morire”.

Lo sciopero della fame e la sua responsabilità come autorità spirituale

Qual è la richiesta che fa il Machi Celestino attraverso lo sciopero della fame in atto?

“Sono cinque anni che il Machi non può accedere al suo Rehue. Bisogna chiarire che i Machi non scelgono la propria posizione. Sono nominati. Nella pratica è un carico pesante. Durante il suo imprigionamento, Celestino ha sofferto un oggettivo deterioramento progressivo della sua salute. L’ospedale Nueva Imperial, che ha un’unità di interculturalità, attraverso medici tradizionali assieme a dei Machi, ha constatato che Celestino è esposto a una morte prematura a causa della disconessione col suo altare sacro. Questo significa che lo Stato cileno oggi sta ristabilendo la pena di morte perché non capisce la cosmogonia mapuche. Per questo motivo Celestino ha deciso di iniziare lo sciopero della fame. La sua riflessione è chiara: se non muore nello sciopero della fame, morirà per non aver compiuto con le sue responsabilità in quanto Machi. Lui quel che chiede è un’uscita sporadica dal carcere per visitare il suo posto sacro. Ha sempre detto che se lo Stato teme un tentativo di fuga, allora lo possono accompagnare gli elicotteri, i droni, gli eserciti, ecc. La cerimonia, che è permessa dai regolamenti carcerieri, richiede 48 ore ogni tanto. Se la gendarmeria non gli ha persmesso accedere ai suoi diritti è soltanto per mancanza di volontà”.

Celestino Córdova è detenuto nel carcere di Temuco e riceve visite i giorni lunedì e venerdì, fra le ore 10 e 15.

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