Una canzone per i Mapuche – Evento 22 giugno Ex Caserma Liberata – Bari

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Per i festeggiamenti del WETRIPANTU il collettivo dell’Ex Caserma Liberata in collaborazione con la Rete Internazionale Per La Difesa Del Popolo Mapuche e le Brigate Poeti Rivoluzionari sono lieti di organizzare: “Una Canzone Per I Mapuche” music art poetry festival.

 Area esposizioni

Sotto le Suole: una mostra itinerante creata per essere diffusa in spazi pubblici. È stata presentata per le strade di vari Paesi: Stati Uniti, Messico, Brasile, Cile e Guatemala. Include più di cento storie riguardanti il dislocamento e scritte da persone di origini diverse, ad esempio da persone provenienti dalla comunità Hmong e Palestinese così come da vari Paesi europei, dell’America latina e diverse regioni degli Stati Uniti.

 AMULEPE TAIÑ WEICHAN – La nostra lotta continua mostra fotografica di oltre 500 anni di Resistenza contro la devastazione capitalista delle multinazionali in territorio Mapuche e contro la repressione dei poteri dallo Stato cileno ed argentino.

Gente della terra, lotta e resiste in difesa della propria terra , cultura,tradizioni e spiritualità legata fortemente a questo popolo indigena!

 Ore 17.00

“laboratorio linguistico di Mapudungun per principianti a cura di Ximena Soza

 Ore 19.30

Incontro con Ximena Soza: “Presentazione di Sotto le suole, il dislocamento, le migrazioni e la forza dell’arte sociale” con un approfondimento sulla questione mapuche Presentazione in anteprima del libro “Dal Wall Mapu alla Puglia, popoli uniti nelle lotte” di Pippo Marzulli (Red Star Press) a cura della Rete Internazionale Per La Difesa Del Popolo Mapuche, interverrà una compagna Mapuche della comunità di cushaman in lotta nel recupero territoriale contro Benetton

 Cena benefit con piatti tipici della tradizione Mapuche

Ore 22.30

Presentazione del album musicale “Dal Wall Mapu alla Puglia, artisti uniti nelle lotte”

R.I.O.T. (Rossani Impro Orchestra Terrons) feat Kerlox Dynamic Project

 

Ospite del festival:

INCHETA CHILKATUFE (hip hop cosciente from Amburgo)

Perché mobilitarsi, spendendo energie mentali, fisiche e talvolta economiche per una popolazione distante migliaia di chilometri dal punto di vista geografico e probabilmente anni luce dal nostro criterio, tutto occidentale, di percepire il mondo?

Perché sostenere, in modo così chiaro e netto, la diretta responsabilità e il totale coinvolgimento del Gruppo Benetton, nelle violenze, nelle sparizioni, negli omicidi che da oltre vent’anni colpiscono con pugno di ferro questo popolo ancestrale?

Chi muove i fili dei “burattini”, ovvero l’esercito e polizia sia del Cile che dell’Argentina, il cui modus operandi puzza tanto di pulizia etnica?

Facciamo un po’ di chiarezza e partiamo dal principio, chi sono questi Mapuche?

Mapuche significa letteralmente figli della terra, ed è il nome del popolo originario che occupa il centro-sud dell’Argentina e del Cile e che ancora oggi lotta per difenderla. I mapuche hanno una lingua il mapudungun (in realtà più di una), una filosofia e una spiritualità proprie.

La terra intesa come “nazione Mapuche”, la Wallmapu, si estende in Argentina e Cile approssimativamente da Santiago-Buenos Aires a Nord, fino alla provincia del Chubut in Argentina e all’arcipelago Chiloé in Cile, a Sud. Ma non solo. Per la millenaria filosofia Mapuche l’uomo non è nient’altro che uno degli elementi del cosmo, che deve rispettare e di cui non deve alterare l’equilibrio. Per questo motivo, i Mapuche lottano oggi per difendere la natura dalla contaminazione inferta dall’uomo con l’estrazione selvaggia, molto frequente in questa parte del pianeta.

I Mapuche sono l’unico popolo originario a non essere stato conquistato e sottomesso dagli spagnoli 500 anni fa. Sono rimasti indipendenti fino alla fine del diciannovesimo secolo. Questo è dipeso dall’abilità e dalla determinazione di questo popolo, oltre che dall’assenza di un’organizzazione politica statale-verticistica, come nel caso degli Inca o degli Aztechi. Ai conquistatori non bastava sottomettere un sovrano o un’oligarchia, ma avevano a che fare con innumerevoli comunità autonome, Lofches, pronte a difendere la terra a costo della propria vita, che hanno dato filo da torcere agli spagnoli per 300 anni.

Si tratta di comunità agricole, con un lonko, la guida, un machi, di solito una machi a dire il vero, la sciamana, e dei weichafe, i guerrieri. Tradizionalmente, nelle comunità mapuche le decisioni sono prese in forma collettiva, tutti hanno diritto di parola e ogni opinione ha lo stesso valore. Una sorta di democrazia diretta, orizzontale e diffusa in un popolo in cui non era presente il concetto di schiavitù, di proprietà privata e in cui non era concepibile l’dea di una dominazione straniera.

Sono quindi lo stato argentino e lo stato cileno ad assoggettare questa popolazione a partire dalla fine del 1800. Oggi i Mapuche sono più di un milione e mezzo, il loro diritto alla autodeterminazione è stato loro negato, mentre il loro territorio, cultura, lingua, religiosità e ambiente sono costantemente minacciati.

Le basi per rivendicare questi diritti non mancano, la Costituzione Argentina dal 1994 prevede il riconoscimento della diversità etnica e culturale e della preesistenza dei popoli indigeni, il loro diritto al possesso dei terreni tradizionalmente occupati e la partecipazione diretta alla gestione delle risorse naturali. Inoltre, la Convenzione 169 dell’ILO, firmata sia dall’Argentina che dal Cile, garantisce il rispetto dei popoli originari.

Ma queste dichiarazioni non sono coerenti con le scelte dello stato argentino di vendere territori mapuche a imprese straniere, come nel caso di Benetton, di cui Mauro Millan è stato uno dei protagonisti ed alle imprese petrolifere nella regione di Neuquen. Inoltre coloro che recuperano territori ancestrali e che lottano per la difesa della Mapu, sono spesso criminalizzati e considerati terroristi.

In Cile la repressione è ancora più violenta. A partire dal 1990 i Mapuche hanno iniziato a occupare terre improduttive che nel corso della storia, e in particolare durante la dittatura di Pinochet, sono state loro espropriate e vendute a imprese e latifondisti.

Negli ultimi decenni, sono oltre 400 gli attivisti accusati in base alla legge antiterrorismo (il che ci ricorda qualcosa, di molto vicino…). La legge permette le testimonianze in sede di processo di testimoni anonimi le cui dichiarazioni non possono essere verificate dalla difesa, nega agli avvocati della difesa la possibilità di vedere gli atti dell’inchiesta per i primi sei mesi del procedimento, prevede periodi straordinariamente lunghi di incarcerazione preventiva fino a due anni e condanne draconiane. Come se non bastasse, i Mapuche devono spesso affrontare due diversi tipi di processo per lo stesso crimine. Molti detenuti per attirare l’attenzione su questa situazione hanno fatto scioperi della fame, che si svolgono anche in questi giorni, nel carcere di Temuco. Inoltre, dal 2002 ad oggi, otto mapuche sono stati uccisi dalle forze dell’ordine.

Fare una sintesi del popolo Mapuche è molto difficile, perché si tratta di un popolo con una pluralità di visioni.

C’è chi lotta per l’autodeterminazione del proprio popolo, per il riconoscimento della plurinazionalità dello stato argentino, per riprendere le terre che gli sono state tolte, contro le mega-miniere a cielo aperto e gli stabilimenti petroliferi che usano il fracking.

 Traendo qualche conclusione il panorama è abbastanza chiaro, a livello globale le istituzioni sono al servizio totale, privo di ogni forma di decenza e umanità, delle Corporation (multinazionali e aziende private). Basti pensare a quel che avviene in Italia con le grandi opere definite, dalle istituzioni, di interesse strategico nazionale (T.A.V., T.A.P. introspezioni ed estrazioni petrolifere, ecc). Non solo svendiamo per quattro soldi fette enormi di territorio, che da essere bene comune divengono proprietà privata di multinazionali senza scrupoli, ma gli viene fornito un esercito a costo zero, armato fino ai denti, che è libero di massacrare indisturbato uomini, donne, bambini inermi, la cui unica colpa è quella di amare la propria terra. Senza considerare, inoltre, il un fiume di soldi pubblici sperperati dalle istituzioni che svuotano ulteriormente le tasche di un paese sempre più povero per riempire le proprie, si contano a centinaia i casi di tangenti, appalti e favori legati alla devastazione del territorio e allo sfruttamento sconsiderato delle risorse naturali.

Quindi difendere i Mapuche equivale a difendere noi stessi, perché siamo un unico popolo che vive sulla stessa terra. NO PASARAN!!

nkaupuiñ tañí mapu meu;

tañí admapu fey pi kom kiñe meu muten deumaley pu mawida, pu leufu, pu wanglen, pu che, pu kura ka pu genemapun. Kom mapu ley newen meu.

Kom mapu niey moñen.

La madre terra deve essere difesa dai suoi figli, noi Mapuche siamo i figli della terra, questo l’hanno compreso i nostri antenati perchè tutto è fatto della stessa materia:

le montagne, i fiumi, le stelle,

le persone, le pietre e il grande spirito.

Rete internazionale per la difesa del popolo mapuche

Siamo una Rete antiautoritaria ed autonoma, solidale al popolo Mapuche attraverso modalità orizzontali, di autogestione e di internazionalismo, con gruppi attivi a Milano, Roma, Amburgo e Oslo. Il nostro sostegno è diretto alla resistenza che il popolo affronta quotidianamente nei propri territori e alle sue rivendicazioni.

I nostri obbiettivi sono diffondere gli avvenimenti politici che riguardano la lotta del popolo Mapuche, denunciando l’intromissione capitalista delle multinazionali e la violenta repressione dello stato cileno ed argentino.

Il sostegno della Rete si esplicita nel contribuire a diversi progetti di carattere politico, nella solidarietà con i prigionieri politici Mapuche e ad essere in contatto diretto con le comunità Mapuche e con le diverse situazioni da affrontare. Le iniziative che organizziamo sono senza scopo di lucro e a totale sostegno del popolo Mapuche.

Come Rete non riconosciamo partiti politici, istituzioni governative e organizzazioni religiose.

Siamo solidali con tutti i popoli originari in Resistenza e che lottano contro ogni forma di oppressione e di repressione.

 

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