Caso Iglesia. Razzismo contro i prigionieri politici mapuche: negano la libertà vigilata ai fratelli Trangol


Lo scorso 18 aprile 2021, la commissione di libertà vigilata della corte d’appello di Temuco, presieduta dalla ministra della Corte Marìa Georgina Gutierrez Aravena e composta da cinque giudici, ha votato contro all’unanimità alla  concessione del beneficio di libertà vigilata per i fratelli Pablo Trangol Galindo e Benito Trangol Galindo. Questo è un beneficio del quale chiunque sia privato di libertà ha il diritto (art 5º, Ley Nº321, de 1925) in conformità con i requisiti per cui la legge lo dispone.
I fratelli Trangol accusano razzismo in questa decisione, discriminazione manifesta contro il popolo e i prigionieri politici mapuche; tutti i privati di libertà del Centro di educazione e lavoro di Victoria, dove sono reclusi attualmente anche i prigionieri politici Mapuche, che hanno fatto richiesta di questo beneficio hanno visto loro concessa la libertà vigilata dalla commissione che ha tenuto nel recinto i tre Mapuche che hanno fatto la stessa richiesta e che sono in prigione per persecuzione e per i casi politici contro il popolo Mapuche e la sua giusta rivendicazione.
“Ci hanno negato la libertà, è palese che c’è un razzismo verso di noi da parte del potere giudiziario, a tutti quelli che hanno fatto la richiesta li hanno dato la libertà vigilata, e tuttavia ai peñi, nessuno. Nel caso del Lonko Huala è rimbalzata tre volte la richiesta. Rimane in vista il razzismo verso i peñi, verso il popolo mapuche”
Pablo e Benito soddisfano il tempo minimo di condanna per richiedere il beneficio nel prossimo mese di giugno, hanno una condotta impeccabile e non presentano rischi per la società secondo i rapporti psicosociali di postulazione al beneficio inviati dalla Gendarmeria del Cile. Tuttavia, la commissione della Corte d’appello ha risolto di negare la richiesta perché, a proprio giudizio, non hanno dimostrato “un progresso nel loro processo di reinserimento sociale”, ritenendo che non hanno “ammesso la loro partecipazione al reato” per il quale scontano la pena. Tanto i fratelli Trangol quanto noi che li appoggiamo difendiamo la loro innocenza nel reato per il quale stanno, da quattro anni e dieci mesi, ingiustamente incarcerati.
Il razzismo del potere giudiziario si manifesta contro di loro ed altri prigionieri politici mapuche ai quali è stato negato questo beneficio, tale è il caso del Lonko Facundo Jones Huala e Luis Tralkal che anche hanno ricevuto la stessa risposta negativa. Nel caso del Lonko, a cui è stato rifiutato in più di un’occasione, l’ultima volta agli inizi del mese di aprile, la risposta della commissione argomenta che il Lonko non ha reti in Cile (Ngulumapu) e che la sua famiglia sta in Argentina (Puelmapu). I giudici dovrebbero considerare che stiamo in confinamento e che le mobilizzazioni per la famiglia del Lonko dal suo lof nel Puelmapu sono ancora più difficili in tempo di pandemia.
Palesemente si può vedere la pressione politica, attraverso l’accusa e i magistrati, attraverso le custodie cautelari eccesive, portando argomenti di carattere terrorista e condanne “esemplari”, condannando senza prove e con false testimonianze oppure testimoni senza viso, e negando i benefici carcerari, tra le altre discriminazioni.
Pablo Trangol e Benito Trangol prigionieri politici mapuche per il nominato “caso iglesia” sono incarcerati dal 10 giugno 2016, il giorno dopo l’incendio delle chiese evangeliche disabitate nel settore di Niagara, comune di Padre las Casas, compiendo un anno e sette mesi di custodia cautelare. Infine, sono stati condannati nel 2018 con prove contradittorie e testimoni senza volto, a dieci anni e un giorno, che attualmente scontano nel CET della cona di Victoria.
In questo caso-montaggio, quattro comuneros mapuche sono stati accusati e due di loro assolti: Ariel Trangol Galindo e il Lonko Alfredo Tralkal Coche.
Durante il periodo di privazione di libertà che portano avanti, hanno fatto due scioperi della fame. Il primo a metà del 2017, tempo nel quale hanno realizzato un lungo sciopero della fame che è durato più di tre mesi (112 giorni), il chè inevitabilmente ha generato danni al loro corpo, questo con l’obiettivo di denunciare le ingiustizie e la persecuzione delle quali sono vittime in quanto prigionieri mapuche, e che sono casi politici portati avanti dallo Stato del Cile. Esigiamo la non applicazione della legge Antiterrorista (N° 18.314), la revoca della misura precauzionale della custodia cautelare e la non utilizzazione di testimoni senza viso.

I prigionieri politici mapuche sempre sono stati soggetti al razzismo dello Stato cileno coloniale, del potere giudiziario e delle sue leggi.
I fratelli Pablo e Benito Trangol continueranno a esigere giustizia, perché sono innocenti!

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