Un altro giovane Mapuche assassinato nella Patagonia argentina. Sullo sfondo lo spettro dello sfruttamento delle foreste

Il popolo Mapuche in Argentina piange un altro giovane morto assassinato: il suo nome era Elias Garay Yem, aveva 29 anni e apparteneva alla comunità di Quemquemtrew. È stato ucciso a colpi di arma da fuoco domenica a El Bolsòn, nella provincia del Rio Negro da due persone sconosciute in abiti civili, armate, entrate nell’area precedentemente delimitata dalla polizia. I due si sarebbero definiti “cacciatori”. Un altro giovane della comunità, Gustavo Cabrera di 26 anni, è stato ferito e le sue condizioni sembrano essere piuttosto serie.

I due ragazzi Mapuche, insieme agli altri componenti della comunità, lo scorso settembre avevano recuperato delle terre ancestrali nella località di Cuesta del Ternero.

Il fatto di sangue ha generato tensioni e ora i popoli originari chiedono giustizia al Governo del Rio Negro, il quale ha fatto già sapere che la polizia provinciale non è la responsabile. La weichafe Moira Millan (nella foto in alto da Prensa Latina), attivista del movimento delle Donne Indigene per il Buon vivere, ha inoltre dichiarato che al giovane ucciso è stato pure negato l’estremo saluto da parte della comunità: tutto questo, ha confermato Millan, sarebbe testimoniato da un video.

Pochi giorni prima dell’assassinio, i membri della Lof Quemquemtrew erano rimasti per sei giorni isolati e senza possibilità di ricevere alimenti e indumenti per volontà del potere giudiziario, della polizia e di vari impresari locali i quali, utilizzando questi metodi crudeli, avrebbero tentato di far sgomberare l’area fiscal su cui  – a detta della stampa indipendente argentina – vorrebbe mettere le mani un noto imprenditore locale. Rolando Enrique Rocco, questo il suo nome, secondo un’inchiesta realizzata dal giornalista Gustavo Figueroa per il quotidiano “Wallmapu” e riportata da Antimafia Duemila (leggi: https://www.antimafiaduemila.com/home/terzo-millennio/232-crisi/86089-cile-c-e-l-imprenditore-rolando-enrique-rocco-dietro-la-repressione-contro-i-mapuche-a-lof-quemquemtrew.html) apparirebbe infatti, insieme con il fratello (con cui ha fondato l’impresa Forestar y Ganadera SRL) , in diversi rapporti ufficiali del Ministero dell’Agricoltura e Allevamento e Pesca della Nazione e, sempre secondo l’inchiesta del collega argentino, riportata da Josè Guzman, si intreccerebbero con quelli della Papel Prensa S. A., della Compañía de Tierras Sud Argentino S.A. (di proprietà dei Benetton) e della Compañía de Tierras Tecka S.A. Tutti, a detta di Figueroa, sarebbero accomunati dalla medesima attività: lo sfruttamento forestale. Altri dettagli: https://revistacitrica.com/lof-quemquemtreu-mapuche-rio-negro.html

La morte violenta di Elías Garay Yem e il ferimento di Gonzalo Cabrera – avvenute a 4 anni di distanza dall’uccisione di un altro giovane Mapuche, Rafael Nahuel, di 22 anni, per mano di un agente della Prefectura Naval argentina – hanno scatenato polemiche, rabbia e indignazione e spinto la presidente dell’Instituto Nacional de Asuntos Indígenas (INAI), Magdalena Odarda, ad affermare che «tutto questo è il risultato delle dichiarazioni d’odio di chi continua  a negare la necessità di cominciare un percorso di pace e di dialogo. Chiediamo giustizia e verità per il popolo indigeno».

La piattaforma change.org ha avviato una petizione per chiedere giustizia: https://www.change.org/p/otra-muerte-mas-y-queremos-justicia-prensajus-rn-segyjust

La foto di copertina è di Marcela Tomas (IIDYPCA-Universidad Nacional de Río Negro, GEMAS).

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