CINQUE ANNI DAL CRUDO E CODARDO ASSASSINIO DI RAFAEL NAHUEL, CINQUE ANNI DI LOTTA MOLTIPLICATA DEL POPOLO MAPUCHE.



Un giovane di nome Rafael Nahuel suona uno strumento tipico della cultura mapuche. Potrebbe essere una scena quotidiana per il popolo originario. Ma è, purtroppo, l’ultima foto che hanno scattato a Rafael da vivo.



Oggi ricorre il quinto anniversario dell’omicidio di Rafa nel Lof Lafken Winkul Mapu. È stato ucciso dal Gruppo Albatros della Prefettura. Non ci sono responsabili materiali o politici.

Cinque anni fa, la polizia argentina ha spento per un istante la sua luce con un colpo alla schiena il 25 novembre 2017. Ecco quanto freddo, quanto veloce, quanto implacabile uccide il capitalismo. Quel giovane Mapuche è stato ucciso per un recupero territoriale nella zona del lago Mascardi, per difendere il territorio, per curare la terra ferita. Con un proiettile hanno fermato il suo processo di riconoscimento e autopercezione come mapuche

Perché Rafa è morto?

La domanda, tenendo conto degli ultimi avvenimenti nello stesso Lof, a Villa Mascardi, è pertinente. E potrebbe anche essere: perché Santiago Maldonado è morto? O perché Elías Garay è morto?
Perché un giovane, due, tre o quelli che verranno sono disposti a morire per un pezzo di terra?

Perché, sapendo quello che era appena successo a Santiago, Rafa sarebbe andato a Mascardi? Rafa era mapuche. Solo di recente si era riconosciuto come tale. Si potrebbero citare le sue caratteristiche, il suo cognome, anche se la storia dimostra che per decenni alcune persone non hanno voluto essere Mapuche. Oppure non volevano che il resto della popolazione conoscesse la loro identità mapuche.

Ma qualcosa si è svegliato, si sta svegliando. Nella terra, dicono alcuni. Nelle persone, che fanno parte della terra, dicono altri. Anche nelle coscienze si può sentire. E Rafael Nahuel si era svegliato. Timidamente, molto lentamente. Faceva domande, con rispetto, a volte con vergogna per non sapere. Non parlava ancora il mapudungun, quella lingua che era anche proibita e che oggi traspira vitalità.

Rafael Nahuel cominciò a fare domande. A farsi domande. E per trovare risposte. Credere, forse come mai in vita sua. E da quel sentiero pieno di spine e di paure, di novità e di entusiasmo; da lì è andato a Mascardi, in quel pezzo di Parco Nazionale dove non viveva nessuno e che era stato segnalato come luogo per costruire un rewe (luogo sacro).

Nulla è cambiato dal 25 novembre 2017, quando il braccio repressivo dello Stato (da due secoli sempre uguale) ha sparato nel territorio ancestrale e ha tolto la vita a Rafa. La persecuzione aumentò, il braccio repressivo dello Stato (con un colore politico diverso ma con la stessa pulsione di morte) tornò sul territorio, ora per prendere in custodia la machi (autorità ancestrale) e distruggere la sua rewe.

Ma si diffuse anche il richiamo della terra e degli antenati. Qualcosa che il cuore e la prospettiva dei Winka (non-Mapuche) non saranno in grado di comprendere. Questo ritorno alle radici è ciò che Rafael Nahuel aveva intrapreso e non lo hanno perdonato.

Rafa è ora terra, è pietra, è albero, è lago, danza quando la neve cade sulle colline. Rafa è un altoparlante che risuona e rimbalza sulle montagne e raggiunge ogni quartiere.


Quanti Rafitas devono uccidere per capire che il cammino del ritorno è irreversibile per il popolo Mapuche?

PER OGNI MAPUCHE MORTO, MILLE SI ALZERANNO!!!

Con Rafael nel cuore, con la memoria intatta! Presente ora e sempre!

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