UNITED COLORS OF BENETTON: ROSSO SANGUE MAPUCHE

 

Nelle poche terre della Patagonia rimaste ai Mapuche, Benetton vuole portare il “progresso” a suon di massacri e torture, ma loro non si arrendono.

I Mapuche sono un popolo originario del Sud America che vive in Cile e Argentina. Il termine mapuche significa Gente (Che) della terra (Mapu). Da secoli si difende dalle usurpazioni dei signori occidentali che ne hanno rimpicciolito l’estensione territoriale, come sta facendo Benetton. Oggi, sulle poche terre rimaste ai Mapuche, il capitalismo verde pretende di costruire dighe e piantagioni o portare progresso a suon di massacri e prevaricazioni.

Benetton in Patagonia

Nel 1991 la compagnia Tierras De Sur Argentino, principale latifondista in Patagonia, diventa un’affiliata di Benetton. La società acquisisce così 900mila ettari di terra per 50 milioni di dollari. Da allora, l’azienda di origine italiana ha espropriato numerose famiglie Mapuche per far spazio all’allevamento di pecore, montoni e bovini. Altri interessi nella zona sono i giacimenti minerari e le piantagioni di pini. Da 25 anni, in Patagonia, i Mapuche non si arrendono contro la sottrazione della loro terra, che avviene con la complicità dello Stato.

Benetton nel territorio di Cushamen

All’alba del 10 gennaio 2017, la polizia interviene violentemente. Picchia ragazzini, trascina per i capelli le donne, distrugge case e orti, uccide mucche e ruba cavalli, lancia gas lacrimogeni e procede con degli arresti. L’intento è chiaro: sgomberare le famiglie che dal 2015 si erano stabilite lì per cercare di recuperare le terre confiscate. Benetton denuncia la comunità e si avvia l’azione di sgombero, durata anche il giorno successivo. Azione che procura gravi contusioni e la distruzione delle strutture della comunità.

Alcune associazioni argentine per i diritti umani hanno tentato di squarciare il silenzio interno, ma con poco seguito. A livello internazionale si conosce ancora troppo poco la reale situazione che stanno vivendo quotidianamente i Mapuche in Patagonia, come in Cile.

Dal 2015, la comunità è in conflitto con la Provincia, che non vuole alcun insediamento indigeno nelle zone della Benetton. Questa comunità è unita nella resistenza e non abbandonerà tanto facilmente la zona.
Per loro, come per la maggioranza dei popoli indigeni, la propria terra rappresenta la propria casa. Il rapporto diretto con la natura e il valore ancestrale della terra è, forse, qualcosa che non possiamo comprendere appieno, ma che per i Mapuche è l’essenza della propria cultura. I Mapuche non vogliono diventare operai o mano d’opera a basso costo. I Mapuche vogliono recuperare la terra per poter ricostruire il proprio processo politico, economico e spirituale.

L’opinione pubblica e i terroristi

Fin da subito, la stampa ha taciuto l’isolamento e le vessazioni subite dalla comunità di Cushamen. L’opinione pubblica si è concentrata contro l’attivismo di un membro della comunità, per aiutare le autorità a definirlo terrorista. Dopo queste drammatiche giornate, però, i discendenti dei popoli originari sparsi nel paese hanno raccolto il testimone. Hanno iniziato a dare una mano alle comunità indigene in lotta contro le oligarchie capitaliste.

La Commissione Interamericana di Diritti Umani (CIDH) ha denunciato l’Argentina, ma questa azione non sta fermando le ingiustizie e la negazione dei diritti verso i Mapuche. La violenza e gli attacchi alla comunità, dopo qualche mese di apparente tranquillità, sono ora riesplosi brutalmente.

Solidarietà internazionale

Diffondere le notizie di quanto sta accadendo può sembrare poca cosa, invece, è cruciale per rompere l’isolamento in cui lo stato vuole mantenere gli indigeni. Dobbiamo riflettere sul nostro consumismo che è il motore di tanti sfruttamenti. Guardiamo oltre i nostri orticelli bio e gli oggetti smart. Guardiamo tutte le conseguenze che indirettamente scateniamo come Primo Mondo.

Il concetto delle 3R – Riduci, Ricicla, Riusa portato avanti collettivamente è potente e si trasforma in una reale azione di salvaguardia dell’ambiente e di chi lo abita.

Giada Giupponi

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