La giustizia nega la libertà condizionata al dirigente mapuche Facundo Jones Huala

Nonostante tutti i requisiti per accedere al beneficio, la Commissione per le Libertà Condizonale ha negato in modo unanime il sollecito che era stato presentato dalla difesa del lonko. Parlando con noi la sua avvocata, Karina Rikelme, ha sostenuto che la decisione di arrestarlo risponde meramente a motivi politici.

La Commissione per la libertà di Temuco (CLC) è stata riunita per due giorni durante i quali , dopo aver rivisto un totale di 154 postulati che compivano con i requisiti stabiliti dalla legge, hanno accolto un totale di 47 solleciti, equivalenti al 30% dei quelle presentate da internati di 14 centri penali, centri di studio e lavoro della Gendarmeria de Chile nella provincia di Malleco e Cautìn.

La Commissione ha rifiutato 106 solleciti, tra i quali quella presentata dalla difesa del Lonko Facundo Jones Huala, dirigente mapuche che compie nove anni di prigione, condannato per l’incendio avvenuto nel 2013 nel fondo Pisu Pisuè di Rio Bueno. Secondo ciò che racconta chi ha presentato la deliberazione, quando è arrivato il momento si rivedere il caso di Jones Huala, il difensore penale penitenziario che partecipava all’udienza ha preso la parola per argomentare in suo favore. Senza dubbio, nonostante compisse con i requisiti per accedere al beneficio, il rapporto negativo della Gendarmeria è stato quello che ha finito la sorte del dirigente mapuche. La decisione è stata unanime nei cinque membri della CLC, che hanno rifiutato di concedergli il beneficio.

Il venerdì 21 dicembre del 2018, il Tribunale Orale nel carcere di Valdivia ha condannato a Jones Huala a nove anni di prigione, come autore dell’attacco incendiario del 2013 nel fondo Pisu Pisuè di Rio Bueno. Così terminavano cinque anni di tentativi frustrati da parte della Procura di mettere dietro le sbarre i colpevoli dell’incendio, dopo il processo nel quale non aveva ottenuto di accreditare la colpa agli imputati.

Il primo processo: quattro su cinque sono assolti

Il primo imprevisto per la Procura accadde nel 2013, quando cercò di incolpare sei persone per il delitto di incendio e possesso di armi illegali. Utilizzando la legge di sicurezza- fatto che è stato fortemente questionato- il Pubblico Ministero ha fatto ricorso a rapporti elaborati dall’Agenzia Nazionale di Intelligenza (ANI) e che vincolavano la Machi Millaray Huichalaf alla resistenza contro la diga del fiume Pilmaiquèn. Oltre a nono avere diretta relazione con l’incendio nel Rio Bueno, l’informazione apportata dagli agenti bastò perché la Procura realizzasse una perquisizione nella residenza della Huichalaf e arrestasse tutti coloro che si trovavano nel luogo. Quel giorno l’autorità ancestrale aveva realizzato una cerimonia religiosa, motivo per il quale ospitava in casa sua ilzung machife Cristian Garcìa Quitul – traduttore del machi- , il machi Tito Caniulef, cognato della machi, Fèlix Delgado, sua sorella Nubia Huchalaf e due pazienti, Alex Bahamondes, e Facundo Jones Huala. Tutti sono stati arrestati dalla Polizia di Investigazione (PDI) eccetto Nubia Huichalaf , che hanno lasciato in libertà perché si facesse responsabile del gran numero di bambini, bambine e adolescenti che abitavano la comunità. E’ stata la prima volta nella storia della Riforma Processuale Penale che informazioni ottenute da agenti dello spionaggio vengono incorporate in un processo penale per una causa mapuche.

Non riuscendo a dimostrare la partecipazione degli imputati nei fatti che si indagavano, quattro dei cinque processati sono stati assolti dal Tribunale di Garanzia del Rìo Bueno.

Tutti tranne la Machi Millarai Huchalaf, che è stata condannata per favoreggiamento dell’incendio a una pena che ha già compiuto nella sua totalità.

Secondo processo e caccia a Jones Huala

Con gli stessi precedenti del primo processo, la Procura ha imputato al machife Cristian Garcìa Quintul la firma dell’incendio a Pisu Pisuè. Per le stesse ragioni per ci fu assolto nel processo anteriore, il Tribunale di Garanzia ha decretato l’archiviazione di Garcìa Quitul e nel 2014 è tornato in libertà Senza altre opzioni e con la pressione di tutto lo spettro politico per trovare i colpevoli, la Procura ha cominciato a puntare altri che originariamente aveva accusato: Facundo Jones Huala. L’assenza di Jones Huala alle ultime udienze del processo e le voci che stesse per fare un viaggio in Argentina sono state ragioni sufficienti per il Pubblico Ministero per sollecitare un ordine di estradizione davanti alla Corte D’appello di Valdivia.

Un mese dopo, il 5 marzo 2015, la corte ha accolto il sollecito della Procura di Rìo Bueno e il procuratore Sergio Fuentes ha dato inizio alle direttive internazionali per rintracciare Jones Huala. Attraverso l’Interpol si sono organizzate diverse perquisizioni in diverse comunità mapuche dall’altro lato della cordigliera, generando un nuovo fuoco di conflitto nella causa mapuche. Tra queste direttive vi erano le perquisizioni nel Lof Cushamèn della provincia di Chubut, dove il giovane Santiago Maldonado è stato desaparecido e poi assassinato.; e anche lo sgombero della comunità Lafken Winkul Mapu, nella zona del lago Mascardi nella provincia del Rìo Negro, dove effettivi della polizia hanno assassinato il giovane Rafael Nahuel. Tutti e due i casi hanno avuto un enorme impatto mediatico, politico e sociale, creando ripercussioni in ambedue i lati della cordigliera.

Il 27 giugno 2017, mentre i presidenti di Argentina, Mauricio Macrì, e del Cile, Michelle Bachelet, tenevano un incontro diplomatico e celebravano di aver dato “un nuovo impulso tra i due paesi come vicinanza e integrazione, il Lonko Facundo Jones Huala veniva arrestato dalla Gendarmeria argentina nella provincia di Rìo Negro. Quasi un anno dopo, nel marzo 2018, quando in Cile già governava Sebastiàn Piñera, il giudice federale di Bariloche dichiara che si può procedere con l’estradizione per due dei quarto delitti di cui era accusato. Cinque mesi dopo, il 28 agosto, la Corte Suprema dell’Argentina ha ratificato la sua estradizione.

Di fronte a tanto, la difesa di Jones Huala, a carico dell’avvocata Sonia Ivanovic, ha presentato, davanti all’Organizzazione per le Nazioni Unite (ONU) una misura cautelare nella quale richiedeva che si rivedesse la fattibilità dell’estradizione, dovuto a che argomentava, era un cattivo uso e applicazione discriminatoria della Legge di Sicurezza. E’ stato così che l’organismo internazionale ha indicato allo Stato argentino che doveva astenersi dal realizzare l’estradizione mentre si richiedeva la misura cautelare.

Senza dubbio, la notte del’11 settembre 2018, in modo strettamente riservato e senza avvisare ne l’imputato ne la sua difesa, funzionari dell’Interpol mettono Jones Huala su un elicottero e lo estradano in Cile, direttamente al carcere d Valdivia. La sua difesa stata avvisata del procedimento mentre attraversavano la cordigliera.

Il processo finale: Huala è condannato a 9 anni di carcere.

Il giorno dopo essere stato portato in Cile , il Tribunale del Processo Orale nel carcere di Valdivia ha decretato la sua prigione preventiva e fissato la data del processo per martedì 4 dicembre, e che sarebbe durato intorno ai dieci giorni, con la partecipazione di sei vittime, 37 testimoni e 26 periti della Procura. Senza nuove prove se non quelle dei processi anteriori, la procura chiede che si condanni a una pena di 12 anni di detenzione come autore del delitto di incendio e una pena di tre anni e un giorno per il delitto di detenzione illegale di armi da fuoco di produzione artigianale. Chi ha potuto partecipare al processo racconta che, in questo scenario e senza nuove prove, , tutto sembrava indicare che Jones Huala sarebbe stato assolto così come successo nel 2013. Soprattutto dopo l’episodio protagonizzato da un teste che assicurava di aver visto “qualcuno” che aveva una condotta sospetta nei dintorni del fondo Pisu Pisuè. Quando gli è stato chiesto di identificare ed indicare la persona che aveva visto, il teste indicò qualcuno del pubblico e non l’accusato.

Con sorpresa per la difesa e di vari assistenti, il 14 dicembre del 2018 il TOP di Valdivia emette un verdetto di condanna unanime contro l’accusato, come autore dei delitti di incendio e detenzione illegale di armi da fuoco di fabbricazione artigianale. L’udienza della lettura della sentenza fu programmata per il 21 dicembre, dove viene condannato a sei anni per delitto di incendio e tre anni per detenzione illegale di armi da fuoco.

Da quel giorno compie la sua condanna in Cile nel Centro Penitenziario di Valdivia, la sua difesa ha ottenuto che gli si scontasse tutto il tempo trascorso in prigione preventiva tanto in Cile quanto in Argentina, e così anche il tempo che è stato detenuto per la causa. In totale, gli hanno scontato circa quattro anni. Da pochi mesi la sua difesa ha presentato una denuncia contro lo Stato Cileno alla Corte Interamericana dei Diritti Umani (CIDH) che è attualmente in tramite ed ha a che vedere anche con il cattivo uso e la applicazione discriminatoria della Legge di Sicurezza.

“L’utilizzo del Rapporto ottenuto in virtù della Legge di Sicurezza, le cui finalità non sono indagare delitti, piuttosto ottenere informazioni che abbiano come finalità la sicurezza nazionale; abbiamo sempre denunciato e vediamo una diffidenza a che questo si utilizzi in processi penali, posto che l’ottenimento di tali informazioni non protegge i diritti che sono stabiliti nella legge riguardo qualcuno che è perseguito per un delitto, come il dovuto processo e il rispetto ai diritti fondamentali per ottenere tale informazione” ha indicato l’avvocata della difesa di Jones Huala, Karina Riquelme. “Queste informazioni inoltre sono protette dal segreto della legge di intelligenza, che rende impossibile contro-interrogare chi da queste informazioni nel processo; più chiaramente consegnano quello che gli interessa e possono tenere qualsiasi altra informazione che potrebbe servire per rirscattare qualcuno accusato con informazioni emanate dalla stessa agenzia.Un grande esempio di questo è tutto ciò che è successo con i montaggio dell’operazione Huracan”, ha aggiunto.

In questo senso, Karina Riquelme ha sostenuto che l’unico modo di spiegare l’esito della storia di Facundo Jones Huala e il suo verdetto di condanna, è legato alla contingenza politica che affrontava sia il Cile che l’Argentina in quei giorni. E segnala “C’è stato un accordo tra paesi, per lui che rappresenta il popolo mapuche nei due lati della cordigliera”.

La voce di Facundo Jones Huala, di Lonko rapprensentativo del popolo mapuche , trapassa frontiere e rappresenta la lotta contro gli interessi delle multinazionali tanto a livello argentino come a quello cileno. E la sua prestanza politica è, in definitiva, quella che lo tiene privato della libertà”.

“Non crediamo che sia stata prodotta nessuna nuova prova rispetto a tutte le altre persone che sono state assolte nello stesso caso. Ma ciò che accade con lui è che si tratta di una voce pubblica e politica che va contro gli interessi neo liberali che hanno l’Argentina e il Cile, e che inoltre dimostra sia che e il genocidio del pueblo mapuche si verifico da tutti e due i lati della cordigliera, sia che questo popolo è presente in tutti e due i paesi”, ha concluso l’avvocata del dirigente mapuche.

Fonte: https://radio.uchile.cl/2020/10/10/justicia-le-niega-la-libertad-condicional-al-dirigente-mapuche-facundo-jones-huala/

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