GIOCARSI LA PELLE DA DENTRO IL CARCERE

17 giugno 2018

È prigioniero da quasi un anno per un fatto che è stato archiviato in Cile per tutti gli atri imputati.

18 giorni fa ha iniziato uno sciopero della fame perché, nonostante sia noto il nome e il cognome del prefetto che sparò contro Rafael Nahuel, gli unici perseguitati dalla Giustizia sono i mapuche che trasportarono Rafita [NdT: sopranome di Rafael] ferito a morte. Uno di loro è il fratello.

Prigioniero nell’Unità 14 di Esquel, ha chiesto di celebrare il Wiñoy Tripantu, la cerimonia di capodanno, assieme alla sua comunità. Due anni fa un giudice gliel’aveva permesso, ma ora Gustavo Villanueva gliel’ha negato, passando sopra a tutti i diritti culturali che hanno i popoli originari e che sono garantiti dalla legge e dai trattati internazionali.

Facundo Jones Huala imparò da molto piccolo giocarsi la pelle, si è sempre negato a porgere l’altra guancia.

È cresciuto nei quartieri poveri di Bariloche, ha conosciuto in prima persona la stigmatizzazione. Nessuno gliel’ha dovuta spiegare: l’ha vissuta sulla sua pelle.

La polizia l’ha inseguito da molto prima che i media iniziassero a parlare di lui. L’hanno perseguito, l’hanno picchiato, l’hanno insultato. Perché è “negro”, “mapuche”, “indiano”.

I suoi antenati vivenano nelle terre che oggi sono occupate da Benetton. Insieme alla sua comunità, hanno recuperato una piccola parte, ad esempio la Pu Lof in Resistenza di Cushamen, dove la Gendarmeria è entrata svariate volte e quel 1’ agosto inseguì Santiago Maldonado.

Santiago è stato ucciso mentre protestava per la libertà del lonko. Neanche questa volta la Giustizia ha trovato i suoi assassini. Al contrario, perseguita le vittime. La famiglia Maldonado, i testimoni, le comunità e tutti coloro che solidarizzano col popolo mapuche.

Facundo ha lottato contro le aziende idroelettriche e gli imprenditori milliardari che volevano realizzare progetti estrattivisti. Ha anche supportato diverse lotte per il Recupero delle terre di altre comunità mapuche.

Nonostante si trovi in attesa della decisione della Corte Suprema, che sembra non avere nessuna fretta (è ovvio che i giudici non sanno cosa vuol dire essere in carcere), potrebbe diventare il primo leader indigena in Argentina ad essere estradato per questioni politiche.

Facundo ha le proprie idee politiche. Le scrive, le discute, le difende. Possiamo essere d’accordo o no con le sue affermazioni. Ma Facundo Jones Huala non è un terrorista. E, anche se Clarín insiste, nessuno ci crede più.

E mentre altri continuano ad attaccarlo, lui rimane prigioniero.

È più magro che mai, a causa di uno sciopero della fame che ha iniziato da più di due settimane e al quale ha aggiunto un fattore ancora più pericoloso per la sua vita: smettere di assumere liquidi.

Non sono poche le persone che gli hanno chiesto di rivedere la sua decisione e che sono preoccupate per la sua salute.

Ma lui, che si è sempre messo in gioco, che non sopporta stare a guardare, è convinto. È covinto che lì, prigioniero e perseguitato, può ancora fare qualcosa per i suoi. Qualcosa, quantomeno, per visibilizzare tanta persecuzione.

Ieri famigliari, amici e membri di diverse comunità mapuche si sono riuniti davanti alle porte dell’Unità 14 di Esquel. L’hanno potuto vedere, da lontano, con la escorta di poliziotti. Da lì sono partiti per il Tribunale per presentare un habeas corpus correttivo e collettivo dato che le condizioni del lonko lo stanno portando in pericolo di vita.

La Costituzione e svariati Trattati Internazionali recitano: gli Stati devono riconoscere e proteggere i valori e le pratiche spirituali, diritti di base garantiti ai popoli originari.

Tuttavia, questo Governo non solo non li garantisce, ma attua anche una persecuzione sistematica contro tutto il popolo mapuche. Da un lato, tiene prigioniero un leader indigena e calpesta i suoi diritti, e dall’altro permette che i responsabili di genocidi vivano comodamente nelle loro case.

Speriamo che tanta gente, in particolare i partiti politici, le organizzazioni sociali e organizzazioni per i diritti umani in Argentina e nel mondo, facciamo i loro massimi sforzi per rendere visibile la persecuzione sistematica del popolo mapuche.

Se ciò non accade, purtroppo la situazione peggiorerà.

Non sono quella del lonko Facundo Jones Huala, che è deciso e consapevole della strada che ha scelto, ma anche quella di migliaia di persone anonime che vivono nel territorio che chiamiamo Argentina e che vengono perseguitate solo per il fatto di essere mapuche.

Fino a quando possiamo permettere a uno Stato democratico di comportarsi così?

 

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